Sulla sponda destra del Tevere, proprio di fronte a ponte Sisto, si apre piazza Trilussa (in passato denominata “piazza di ponte Sisto”) con la bellissima fontana commissionata da Paolo V Borghese agli architetti Van Santen (detto “il Vasanzio”) e Giovanni Fontana: è la seconda mostra dell’Acqua Paola (dopo la Fontana Paola), ossia dell’antico acquedotto Traiano, a seguito del prolungamento della sua canalizzazione per alimentare, oltre ai rioni di Trastevere e Borgo, anche quelli di Regola e Ponte.

Originariamente la fontana era situata dalla parte opposta del fiume, sullo sfondo di via Giulia, addossata all’edificio denominato dei Centopreti. La fontana nel suo luogo originario era affiancata da  due portali, entrambi demoliti, realizzati da Domenico Fontana nel 1587 ed appartenenti all’Ospizio dei Mendicanti o dei Centopreti. 

La fontana, fu trasferita nel 1898, in seguito alla costruzione dei muraglioni del Tevere. Il corpo è costruito con un muro di blocchi di travertino; il bell’arco è racchiuso tra colonne e piloni a bugnato liscio e risale al 1613. I basamenti delle due colonne sono decorati con draghi, simbolo araldico della famiglia Borghese. In alto, la composizione è chiusa da un frontone con un’iscrizione, sormontata dal grande stemma di casa Borghese. L’acqua fuoriesce dalla sommità dell’arcata e, sotto forma di zampillo, dalle bocche dei draghi.

Sulla piazza è situato il monumento commemorativo che le dà il nome, quello del grande poeta romanesco Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salustri, nato a Roma nel 1871 ed ivi morto nel 1950. La sua misura caratteristica fu l’apologo breve, la favoletta lineare, una poesia ironica ed al tempo stesso semplice e moderata. La statua in bronzo fu realizzata dallo scultore Lorenzo Ferri e l’inaugurazione avvenne il 21 dicembre 1954. Accanto alla sua immagine è riportata una sua poesia, “All’ombra”, scelta, probabilmente, perché più delle altre rispecchia il moralismo, l’arguzia aperta e cordiale, che nasconde un’ombra di disprezzo verso le vicende umane, di questo grande personaggio.

 

L’umorismo è lo zucchero della vita. Ma quanta saccarina in commercio!

Trilussa

Il 26 ottobre del 1871 nasceva a Roma il poeta e scrittore Trilussa, pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Salustri (salustri – trilussa), celebre per i suoi versi in dialetto romanesco e per lo stile satirico e dissacrante degli usi e dei costumi della borghesia e della piccola borghesia della sua epoca.

Le prime pubblicazioni di Trilussa, prevalentemente sonetti, risalgono agli anni intorno al 1890, soprattutto sul quotidiano romano Il Messaggero, col quale collaborerà per molti anni. La prima pubblicazione libraria è del 1889: “Stelle de Roma. Versi romaneschi”. Seguiranno poi moltissime raccolte tra cui “Quaranta sonetti romaneschi” (1894), “Favole romanesche” (1901), “Sonetti romaneschi” (1909), “Omini e bestie” (1914) e il celebre poemetto “La vispa Teresa” (1917). Durante gli anni del fascismo Trilussa non solo non prese mai la tessera del partito fascista, ma riuscì a non subire conseguenze per il fatto di dichiararsi sempre non-fascista (pure se mai si dichiarò esplicitamente antifascista) e pur non mancando mai tuttavia, neanche durante il regime, di continuare a satireggiare il potere così come la cieca obbedienza del popolo.

Trilussa morì nel 1950, poco dopo essere stato insignito del titolo di senatore a vita dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Ma poco prima di morire, pur non godendo di buona salute, pare che il commento al prestigioso riconoscimento, sempre nel suo irrinunciabile stile sardonico, sia stato: “Mi hanno nominato senatore a morte”.

Per ricordare insieme la grandezza di Trilussa vi proponiamo una selezione di 10 poesie molto brevi ma che sintetizzano efficacemente la capacità dell’autore di individuare anche solo in poche righe fulminanti ipocrisie e meschinità non solo borghesi, ma più universalmente umane.